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Diario di viaggio, l’eterno ritorno

24 maggio 2012

di Wanda Grimaldi

Gerusalemme,Giovedì 3 Maggio – Museo dell’Olocausto Yad Vashem. Ore 9.30.

Il sole picchia già. Lo spiazzo adiacente al museo inizia a popolarsi di militari.

La nostra guida è appena arrivata e inizia ad introdurci alla visita.

Alle sue parole “la storia ci ha insegnato a non fidarci di nessuno” la mia mente vaga ed arriva fino ad alcune pagine lette chissà quanto tempo fa: “Così parlò Zarathustra”, parte seconda “Della redenzione”.

Qui Nietzsche scrive: “la volontà digrigna i denti rispetto al passato che non può essere più modificato”.

Nietzsche afferma che, se intendiamo il divenire come un processo in cui il passato è l’immodificabile, allora la volontà si trova di fronte al passato come di fronte a un Dio, e anzi l’immutabilità del passato presenta i tratti più caratteristici del divino, è ormai intoccabile.

Ore 12.30,  siamo appena usciti dallo Yad Vashem.

Con il passare dei giorni tutte le informazioni, dati, statistiche, report stanno prendendo forma, colore, rumore..un rumore assordante..il rumore assordante dell’eterno ritorno.

L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito!

Che significato ha questo folle mito?

La tesi dell’eterno ritorno in Nietzsche è espressa in modo tale da non consentire equivoci: ognuno degli istanti che noi viviamo, ognuna delle specificazioni di questi istanti è destinata a ritornare infinitamente nell’attimo della presenza.

L’idea dell’eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità.

Nel mondo dell’eterno ritorno, su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilità.

Ecco perché Nietzsche chiamava l’idea dell’eterno ritorno il fardello più pesante (das schwerste Gewicht).
E allora, come scrive Kundera, viene da chiedersi “la maturità è raggiungibile dall’uomo? Egli la può raggiungere con la ripetizione? Soltanto nella prospettiva di questa utopia sarebbe possibile usare a pieno diritto i concetti di pessimismo e di ottimismo: l’ottimista è colui che crede che la storia dell’umanità sarà meno insanguinata in futuro. Il pessimista è colui che non lo crede.”

Stando qui la tentazione di abbandonarsi al pessimismo è forte…

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Diario di viaggio, le sensazioni del ritorno

22 maggio 2012

di Emanuele Crespi

Streams of consciousness

A qualche giorno di distanza dal rientro dai territori palestinesi, la confusione e il disorientamento provocati dalle esperienze vissute faticano a diradarsi. Le sensazioni, i colori, gli odori e i rumori sono ancora vivi, impressi indelebilmente nella memoria, difficilmente decifrabili e trasferibili su carta.

Comprendere in una sola settimana un contesto, tanto affascinante quanto complesso, come quello nel quale siamo stati catapultati, è decisamente impossibile. Probabilmente, non basterebbe una vita intera. Quello di cui ci si rende presto conto, però, è che l’immagine del conflitto israelo-palestinese, per quanto costruita attraverso lo studio e l’approfondimento, con la quale si sale sull’aereo a Milano, viene inevitabilmente rimessa in discussione, giorno dopo giorno, a seconda delle storie con le quali si entra in contatto, fino a distorcersi, a opacizzarsi, a fluidificarsi.

Nella culla della storia dell’Uomo si accavallano e si mischiano tensioni, paure, incertezze, sia tra gli israeliani che tra i palestinesi. Da un lato, ci si trova ad avere a che fare con società estremamente frammentate e divise al proprio interno, sia socialmente che culturalmente, ambedue ancorate ad un passato doloroso e con lo sguardo, stanco, rivolto verso un futuro incerto. Dall’altro, ci si scontra con la politica con la p minuscola, che invece di svolgere il proprio ruolo di guida responsabile, si è ridotta a strumento di conservazione del potere, facendo della strumentalizzazione di ogni più piccolo gesto il proprio principio guida.

Immersi in questa situazione, l’inclinazione naturale al voler individuare chi sono i buoni e chi i cattivi deve essere necessariamente repressa e messa da parte, se davvero si vuole immaginare un futuro di pace in questi luoghi. Esistono i fatti, quelli sì oggettivi, ma anch’essi devono essere analizzati e scomposti, con l’intento di rintracciarne le radici e le cause più profonde.

L’unica soluzione possibile è quella di non perdere la speranza nel futuro. E nella capacità dell’uomo di far tesoro dei propri errori. L’alternativa è il baratro della disillusione e della rassegnazione, nel quale, per ora, non sento di essere ancora pronto a gettarmi.

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Lavorare con Oxfam, l’esperienza di Marco Ricci

17 maggio 2012

Oggi vi proponiamo l’intervista a Marco Ricci, ex studente dal master in Cooperation che grazie all’esperienza dello Study Tour è entrato in contatto con la realtà dei Territori Palestinesi.

Dopo un primo stage presso Oxfam Marco è stato coinvolto in un progetto di cooperazione sul campo e oggi è Project Manager per Oxfam e segue come coordinatore progetti di cooperazione con le comunità di beduini.

Lo abbiamo raggiunto via Skype per farci raccontare la sua esperienza.

 

Dopo il Master in International Cooperation hai avuto l’opportunità di intraprendere un periodo di lavoro presso Oxfam nei Territori Palestinesi. Raccontaci com’è andata.

La mia esperienza con la realtà dei Territori Palestinesi e quindi con il lavoro di Oxfam è iniziata proprio con lo Study Tour del Master in International Cooperation frequentato  nel 2009-10

Successivamente, terminato lo Study Tour in cui ho avuto modo di vedere da vicino come funziona un progetto di cooperazione,  sono stato selezionato per uno stage di tre mesi presso Oxfam nei Territori Palestinesi.

Ritengo l’esperienza dello stage molto positiva, poiché mi ha permesso di seguire molto da vicino il lavoro che Oxfam fa nei Territori sia nell’ambito di progetti di sviluppo che di emergenza.

Dopo questi tre mesi di stage sono stato richiamato ed è così che ho incominciato a lavorare per Oxfam dove tutt’ora rivesto il ruolo di Project Coordinator per un  progetto legato alle comunità beduine della periferia di Gerusalemme.

Spiegami meglio, di cosa si occupa un Project Coordinator. Quali competenze e capacità ti vengono richieste?

Il mio ruolo è un ruolo operativo, sul campo.

In sostanza mi occupo di coordinare i progetti di cooperazione e di seguirne la loro realizzazione.

Come Project Coordinator seguo quasi tutte le fasi di un progetto e ne curo diversi aspetti: dalla fase dell’ideazione, all’istruzione, all’implementazione pratica fino alla verifica finale dei risultati.

Mi è capitato nella mia esperienza di dovermi occupare anche di contabilità e di trovarmi a  gestire i rapporti con la popolazione palestinese più in particolare con le comunità beduine ma anche con le autorità politiche. Un’attività fondamentale se si vuole davvero incidere in maniera positiva sulla realtà locale.

Nel mio ruolo devo saper mediare e riuscire a convincere la popolazione locale che Oxfam è un interlocutore affidabile.

Un lavoro complesso come questo richiede molte competenze e tanta flessibilità, ma soprattutto capacità di adattamento.  Oltre ovviamente a tutte le conoscenze più prettamente tecniche che si apprendono in aula.

Ad una persona nella mia posizione viene richiesto ovviamente un grande impegno, grande flessibilità e una buona dose di intraprendenza, tutte caratteristiche che ho acquisito con il tempo.

In un lavoro come il mio si è come dire sempre in formazione.

Oggi di quale progetto ti occupi in concreto?

Attualmente coordino un progetto di cooperazione legato alla vita delle comunità beduine che ad oggi costituiscono in tutta la Palestina un gruppo numeroso di quasi 23000 unità.

Uno dei problemi principali di queste comunità è legato al fenomeno del displacement, ovvero dello sradicamento forzato dai loro territori di origine.

Ho appreso sul campo che la struttura delle comunità beduine è molto complessa e articolata, vi sono conflitti latenti che spesso scoppiano in vere e proprie contrapposizioni tra i membri delle comunità e tra un comunità e le altre.

Molto spesso queste comunità soffrono di un deficit di rappresentanza a livello politico e non vengono riconosciute dall’autorità politica, nemmeno da quella palestinese. Qui entra in gioco il nostro lavoro.

L’obiettivo principale del progetto è dar vita ad un organo di rappresentanza comune  che raggruppi insieme le comunità beduine e le unisca nella rivendicazione dei loro diritti.

Oltre a questo aspetto più strettamente legato alla  governance ci occupiamo anche di coinvolgere le comunità locali in progetti ed attività generatrici di reddito.

Formiamo i giovani attraverso corsi professionalizzanti, insegniamo loro ad intraprendere un mestiere legato per esempio alle attività di pastorizia che tra le comunità rimane una delle attività più diffuse. Diamo loro la possibilità di intraprendere anche corsi di formazione sull’uso del computer o corsi di comunicazione in modo che possano diventare soggetti attivi all’interno del tessuto economico e sociale.

La disoccupazione tra i giovani delle comunità è piuttosto alta e questo insieme alla mancanza di prospettive economiche, provoca un peggioramento della qualità di vita.

A fianco di queste attività Oxfam si occupa anche di portare avanti un’attività di advocacy, di rappresentanza delle comunità a livello politico.

Purtroppo le comunità di beduini sono da molti anni ormai oggetto di un processo di progressiva emarginazione.

Per potersi preparare al meglio ad una esperienza di lavoro come la tua, ritieni sia importante una prima esperienza sul campo?

Il lavoro sul campo serve per comprendere la realtà del luogo e per accumulare una conoscenza delle dinamiche culturali , politiche e sociali che investono una determinata comunità.

I progetti di cooperazioni infatti, dal momento che puntano alla crescita delle comunità locali e alla loro inclusione a più livelli, richiedono una buona conoscenza della cultura del luogo dove si lavora.

A maggior ragione se si opera con una comunità così complessa e articolata come quella beduina.

Inoltre in un ambiente come quello dei Territori Palestinesi spesso il nostro lavoro si scontra con difficoltà ormai croniche dovute ad uno stato di perenne emergenza causato dall’instabile situazione politica e dalla prolungata conflittualità con Israele.

Anche per questo motivo posso dire che quello che si studia in aula è quello che dovrebbe essere: sul campo però è una condizione che si verifica raramente…

 

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Globe, il primo passo per una carriera internazionale

15 maggio 2012

Globe l’evento che da anni accompagna i giovani nel mondo delle carriere internazionali quest’anno si svolge a Padova il 18 maggio. Vai al sito di Globe!

 

Il mondo delle carriere internazionali esercita  da sempre un fascino particolare, il fascino di un ambiente dinamico, che offre molte possibilità di carriera e di affermazione personale.

Non è un caso che oggi una carriera internazionale venga vista da molti giovani come un’opportunità unica di lavoro e di esperienza all’estero e che goda ancora di una forte attrattiva in chi aspira ad una brillante carriera ricca di stimoli e successi.

L’arco delle professioni delle carriere internazionali è ampio e diversificato: si può essere ambasciatori, funzionari delle Nazioni Unite, dipendenti di una delle numerose agenzie dell’Unione Europea oppure cooperanti, volontari per una ong.

Cos’hanno in comune profili professionali così diversi?

Innanzitutto, l’orizzonte: il mondo.

Una carriera internazionale permette di viaggiare, di accompagnare la propria ascesa professionale a sedi, località e paesi diversi. Sempre alla ricerca di una sfida in più, di un altro successo.

Per rappresentare il proprio paese in qualità di ambasciatore o operare come cooperante in contesti di crisi è richiesta dinamicità, propensione a viaggiare e a confrontarsi con paesi e culture diverse (una sorta di vocazione cosmopolita) e una profonda conoscenza della cultura del paese nel quale si vuole lavorare.

Capacità e competenze che si possono ottenere con un adeguato percorso di studio e formazione che è bene intraprendere fin dai primi anni di università.

Una  carriera internazionale, le tappe

Molto spesso i giovani studenti e i neolaureati trovano qualche  difficoltà ad avvicinarsi al mondo delle carriere internazionali nei confronti del  quale avvertono una certa distanza.

Si crea una sorta di gap tra il mondo universitario e il primo approccio ad una carriera di questo tipo, per il semplice fatto che non è quasi mai chiaro agli studenti in che direzione muovere i primi passi.

E allora come fare? Qual è la direzione da prendere?

Per rispondere a queste domande e per venire incontro alle esigenze di formazione di studenti e neolaureati nel 2001 nasce Globe, un evento pensato per avvicinare i giovani al mondo delle carriere internazionali.

Una sorta di primo approccio ad un mondo affascinante e stimolante, ma nel quale è difficile trovare posto se non si è adeguatamente preparati.

L’idea che sta alla base di Globe è che a svelare ai giovani come intraprendere una carriera internazionale siano proprio i protagonisti: funzionari, ambasciatori, delegati delle Organizzazioni Internazionali, cooperanti ed esperti di cooperazione pronti ad illustrare ai giovani le opportunità e le sfide di una carriera per il mondo.

Attraverso incontri e tavole rotonde i maggiori esperti internazionali spiegano ai partecipanti come prepararsi adeguatamente ad affrontare le prove di selezioni per i vari concorsi che danno accesso a posizioni all’interno delle Nazioni Unite o dell’Unione Europea oppure qual è il percorso migliore per operare nelle emergenze e nella cooperazione.

Globe prevede da un lato il contatto diretto degli studenti con funzionari italiani e stranieri, esperti e volontari, dall’altro sessioni di presentazione delle attività svolte dagli Organismi Internazionali, dalle Organizzazioni Non Governative e dagli Enti che operano in tali ambiti.

Arrivato alla 19esima edizione, Globe ha avvicinato al mondo delle carriere internazionali oltre 13 mila studenti, girando per l’Italia e coinvolgendo i maggiori atenei nazionali a Siena, Bologna, Torino, Palermo.

A fianco di questo grande evento che ogni anno raccoglie oltre 600 partecipanti, ISPI organizza anche incontri rivolti a studenti triennali (Globe Triennio) e gli Incontri di Globe, ogni anno in una facoltà diversa per seguire passo a passo i giovani nella realizzazione del proprio futuro.

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Un sostegno all’attività delle piccole e medie imprese

14 maggio 2012

In linea con la strategia di Lisbona l’Unione Europea mette a disposizione delle piccole e medie imprese diversi programmi di finanziamento  con l’obiettivo di sostenere l’innovazione, la crescita economica e l’occupazione.

Per poter sfruttare a pieno le opportunità messe a disposizione dalla Commissione Europea e dai diversi dipartimenti ad essa legati è necessaria però  una conoscenza approfondita delle tecniche di finanziamento e partecipazione ai bandi. ISPI organizza due corsi dedicati ai Progetti Europei (18-19 e  25-26 maggio)  per capire come sostenere la propria attività con i fondi UE.

I fondi e i finanziamenti accessibili alle PMI fanno parte della rinnovata strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione della zona euro. Questa strategia si articola a livello regionale in diverse tipologie di finanziamento, rivolte all’innovazione tecnologica, all’ambiente, allo sviluppo di zone economiche disagiate, all’istruzione e alla formazione.

Una prima tipologia di finanziamento ha carattere tematico e presenta obiettivi specifici legati più che altro a questioni ambientali, tecnologiche o all’educazione. Le imprese che intendono candidarsi per l’erogazione di questi finanziamenti possono presentare domanda diretta di adesione  in base alle loro esigenze di finanziamento e per diversi progetti.

Di norma vengono privilegiati progetti a carattere transnazionale che coinvolgano enti ed aziende di diversi paesi membri.

Il principio generale che sta alla base di questa tipologia di finanziamento è quello del co-finanziamento: il sostegno dell’Unione europea, infatti, consiste solitamente di sussidi che coprono solo una parte dei costi.

Una seconda tipologia di finanziamento riguarda invece i fondi strutturali tra cui il FESR (Fondo Europeo di sviluppo regionale) e l’FSE (Fondo Sociale Europeo) rappresentano di fatto i maggiori strumenti di finanziamento comunitario in favore delle PMI. Questa tipologia di finanziamento differisce in maniera sostanziale dalla prima, in quanto l’erogazione dei fondi avviene tramite programmi regionali o nazionali e le modalità di erogazione dei fondi stessi dipendono da regole differenti. In questo caso il finanziamento avviene  a copertura di un progetto preciso e non come co-finanziamento.

Vi sono poi i programmi di finanziamento rivolti in maniera specifica all’innovazione tecnologica.  In questo campo il programma di finanziamento più grande per ampiezza di fondi e diffusione, è sicuramente il Programma Quadro per l’innovazione a la competitività (PIC).

Il Programma Quadro attivo dal 2007 e con scadenza nel 2013 dispone di circa 3,6 miliardi di euro di fondi da investire nei settori dell’innovazione tecnologica secondo diversi programmi tematici: un primo programma per l’Innovazione e l’Imprenditorialità (PII), cui sono destinati 430 milioni di euro, il cui scopo consiste nel finanziare progetti che sfruttino appieno le potenzialità delle tecnologie ambientali per l’innovazione; un secondo programma Energia Intelligente per l’Europa (EIE) è rivolto invece ad iniziative che hanno come scopo l’incremento dell’efficienza energetica e lo sviluppo di fonti rinnovabili. Un ultima parte del programma quadro è invece incentrata al sostegno di politiche dedicate alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Un altro programma quadro, il 7 Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, presta particolare attenzione alle PMI attraverso i programmi denominati Cooperazione (circa 32,3 miliardi di euro), Idee (circa 7,5 miliardi), Persone (circa 4,7 miliardi) e Capacità (circa 4,3 miliardi).

In tutti questi programmi le piccole medie imprese vengono attivamente incoraggiate attraverso finanziamenti diretti, ad intraprendere attività di innovazione e sviluppo tecnologico, di cooperazione trasnazionale, o a valorizzare il capitale umano e la ricerca attraverso specifici accordi con enti di ricerca e università.

I programmi della Commissione e dei vari organi dell’Unione Europea offrono opportunità importanti alle imprese che vogliano investire in sviluppo tecnologico e ricerca, con un occhio all’internazionalizzazione della loro attività. La capacità di accedere a questi programmi dipende da una serie di conoscenze tecniche di cui molto spesso enti ed aziende non dispongono.

L’esclusione dai finanziamenti di questi programma dipende purtroppo dalla scarsa conoscenza che le imprese hanno degli strumenti di accesso ai fondi UE. E’ essenziale informarsi dunque sulle modalità di erogazione dei bandi, sulle regole di partecipazioni ai programmi di finanziamento attraverso il sito della commissione o i portali informativi dedicati ai bandi europei.

Scarica la guida per le imprese “The ESF: supporting entrepreneurs and the self-employed”


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Diario di viaggio, le prime sensazioni del ritorno

12 maggio 2012

di Emilia Vavassori

Un gomitolo aggrovigliato.

Questa è la prima espressione che mi viene in mente per descrivere l’intricata questione palestinese che noi studenti del Master in International Cooperation abbiamo potuto approfondire durante il nostro Study Tour nei Territori Palestinesi. Parole, immagini e gesti si confondono come fili di un gomitolo di cui non si riesce trovare il capo.

Ci siamo immersi in un contesto unico al mondo, fatto di muri, di incomprensioni, di grida di giustizia che rimangono inascoltate, di paure che hanno radici lontane, di paradossi inaccettabili, di sfumature che vanno colte se si vuole capire a fondo l’essenza di questa terra. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare storie, stringere mani, vedere volti amareggiati e labbra sorridenti, difficili da dimenticare.

La Palestina è un bambino che non ha mai visto il mare perché abita dietro ad un muro.
E’ un luogo dove la Storia è entrata con violenza nella vita di ciascuna persona.
È Hebron, città fantasma, dove non puoi passare in alcune vie se non hai la carta d’ identità “giusta”.
È un ragazzo che sogna di andare a Gerusalemme, ma non può andarci nonostante abiti a 10 kilometri.
E’ il luogo al quale la comunità internazionale troppe volte ha voltato le spalle.
E’ la paura che ti impedisce di vedere nell’altro un uomo o una donna come te.
E’ un colono che scende da un auto con le borse della spesa in mano e al collo un fucile.
E’ un albergo di lusso a dieci metri da un campo profughi.
E’ un’ occupazione che ti impedisce di fare azioni normali come innamorarti o partecipare ad un funerale.
E’ una vita fatta di carte di identità, di controlli, di “terrorismo burocratico”, di permessi che non arrivano o scadono troppo in fretta.
È un bimbo che torna a casa da scuola e si trova la propria casa circondata dal muro.
E’ un luogo dove la religione serve non per unire ma per dividere.
E’ una scuola che verrà demolita alla fine dell’anno scolastico.
E’ un insediamento con tutti i confort e a poche centinaia di metri baracche senza luce ed acqua.
E’ un luogo dove il torto e la ragione non hanno facile collocazione.

Ma la Palestina non è solo questo mosaico fatto di odio, di ingiustizie e di divisioni. E’ anche un luogo dove tante donne e uomini sognano un futuro diverso.

La Palestina è un gruppo di donne che apre le porte della propria casa ai visitatori stranieri per garantire un futuro migliore ai propri figli.
È Sami Basha, un professore palestinese che invita i propri studenti a non perdere mai il filo della speranza e a scovare negli occhi degli altri, anche quelli del soldato, la sua umanità.
E’ Hamdan che cammina per kilometri con le sue stampelle con il sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta.
E’ Ruth, una ragazza israeliana che combatte contro le demolizioni delle case palestinesi perché “io sono una persona privilegiata, è mio dovere e mia responsabilità aiutare a porre termine alle ingiustizie”.
E’ Inam, una donna beduina, che ci mostra con orgoglio la propria cooperativa di gioielli.
E’ un luogo dove tanti stranieri lavorano, con grande professionalità e passione, per non lasciare sola questa gente.
E’ un popolo che ti accoglie con il sorriso e con un senso di ospitalità a noi sconosciuto.

Grazie alla direzione del Master per averci dato la possibilità di vivere questa esperienza, ad Oxfam Italia e ai miei compagni di viaggio!

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11 Maggio: Open Day Master in Diplomacy

10 maggio 2012

Come si accede alla carriera diplomatica?
Come funziona il Concorso Diplomatico indetto periodicamente al Ministero degli Affari Esteri?
Come ci si può preparare al meglio per un concorso così competitivo?

Venerdì 11 Maggio i responsabili del Master ISPI risponderanno a queste domande e presenteranno i programmi, gli sbocchi professionali, le modalità didattiche e le caratteristiche del Concorso Diplomatico e del Master durante l’Open Day del Master in Diplomacy.

Le scadenza per iscriversi all’edizone 2012/2013 del Master è il 29 giugno, mentre le prove di ammissione si terranno i giorni 4, 5 e 6 luglio.

Gli studenti del Master in Diplomacy, giunto alla sua quattordicesima edizione, affronteranno durante l’anno accademico tutte le materie oggetto di prova durante la selezione del Concorso Diplomatico (Diritto internazionale pubblico e dell’Unione Europea, Politica economica e cooperazione economica commerciale e finanziaria multilaterale, Storia delle Relazioni Internazionali, lingua inglese ed una lingua a scelta tra francese, spagnolo e tedesco) e svolgeranno diverse simulazioni d’esame su modello delle prove ministeriali.

L’Open Day del Master in Diplomacy si terrà venerdì 11 Maggio, a partire dalle ore 16, presso Palazzo Clerici (Via Clerici 5 – Milano).

Per partecipare scrivere a ispi.master@ispionline.it.

Vi aspettiamo!

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Diario di viaggio, una missione sul campo

9 maggio 2012

Giunti al termine dello Study Tour, il gruppo di emergenzisti oggi ha finalmente compiuto la sua missione sul campo, addentrandosi nel cuore della vita di alcune comunità pasotrali palestinesi.

Guidando attraverso le verdeggianti vallate che costeggiano la strada tra Gerusalemme e Tubas, passando per Nablus, abbiamo raggiunto la sede di PLDC, partner di Oxfam Italia, che contribuisce al sostentamento e all’assistenza veterinaria del bestiame.
Bisogna ammettere che parlare con un pastore locale mentre un montone ti bela nelle orecchie, assaporare del formaggio fresco appena prodotto e sorseggiare infinite tazze di tè offerteci a dimostrazione dell’incredibile ospitalità della popolazione palestinese, poteva sembrare abbastanza per la giornata.

Eppure, la parte più emozionante del viaggio doveva ancora venire, e ci ha atteso alla fine di una strada sterrata impavidamente cavalcata a bordo della nostra 4×4.

Lì siamo stati accolti nella tenda di una famiglia beduina che, con grande semplicità e naturalezza, tra una tazza di tè e vari bocconcini di formaggio, ci ha raccontato della loro vita, le difficoltà del vivere isolati e i sogni e le sperazne che nutrono per il futuro dei loro figli.

Visto dal fuori, si sarebbe notato un gruppo di italiani e beduini palestinesi entrambi curiosi di scoprire il più possibile della vita degli altri.
Al termine della giornata, siamo ripartiti con qualche forma di formaggio e un autista arrabbiato di troppo, per fare ritorno a Betlemme e, domani, in Italia.

Ognuno di noi porterà con sè un ricordo speciale di questo viaggio. Personalmente, mi rimarrà la genuina risata della mamma beduina, che per un momento mi ha fatto dimenticare di trovarmi in una tenda sperduta di Ibziq, in una terra stravolta e divisa da un conflitto cronico, e mi ha regalato un’insolita sensazione di familiarità.

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Diario di viaggio, inizia il lavoro sul campo!

8 maggio 2012

di Paola Briccolani

Il nostro viaggio continua ma non più insieme.emergenzisti e sviluppisti si dividono.oggi è iniziata la parte più tecnica del nostro viaggio, dedicata al progetto che seguiremo in collaborazione con Oxfam Italia.

Il gruppo di emergenzisti ha inaugurato la propria giornata con un briefing nella sede dell’UTL (Unità Tecnica Locale), con sede a Gerusalemme Est, con l’obiettivo di chiarire il modus operandi e la situazione attuale della cooperazione italiana nei Territori Palestinesi.

Le impressioni del gruppo sono state molto positive soprattutto in relazione alla grande disponibilità con cui i relatori hanno esposto le loro argomentazioni, arricchendole con un’ampia gamma di dati relativi al contesto in cui si trovano a operare.

Le nostre percezioni circa la complessità della situazione sono state in questo modo nuovamente messe in discussione, dandoci la possibilità di osservare questa realtà e i problemi che la caratterizzano anche da un punto di vista tecnico.

La giornata è poi proseguita con un incontro introduttivo relativo al progetto che andremo a seguire, tenuto da Francesca Pini, Emergency Project Coordinator di Oxfam Italia, per poi concludersi con un briefing presso la sede della FAO a Gerusalemme Est.

Quest’ultimo incontro ci ha permesso di comprendere più a fondo come i problemi di questo contesto si inseriscano a pieno titolo anche nell’implementazione di progetti promossi da organizzazioni internazionali quali la FAO che pone la terra e l’acqua, questioni centrali del conflitto israelo-palestinese, come priorità centrali della sua azione.

Pur avendo approfondito durante il master le modalità di intervento in situazioni di emergenza complessa o legata a disastri naturali, il nostro gruppo ha arricchito le proprie competenze trovandosi ad analizzare un contesto particolare di emergenza cronica, in cui attività prioritarie quali ad esempio la raccolta dati e la valutazione dei bisogni, che generalmente non presentano grandi ostacoli, si configurano come grandi sfide che richiedono una visione ampia e articolata del contesto e una capacità di analisi multilivello che vada oltre la semplice osservazione e tenga conto della complessità delle variabili in gioco.

Sfide che saremo pronti ad affrontare!!

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Diario di viaggio da Gerusalemme

6 maggio 2012

di Valeria Lonati e Stefania Paradisi

Gerusalemme! Che luogo meraviglioso!

Oggi finalmente una giornata interamente dedicata alla visita dei luoghi sacri..

Via Crucis e Santo Sepolcro, Muro del Pianto e spianata delle Moschee. Citta simbolo della spiritualita’ della religione cristiana, ebraica e musulmana, che dovrebbe contribuire al superamento delle differenze anziche’ perpetuare diffidenze e ostilita’.

Da domani si inizia a lavorare con Oxfam ai progetti di emergenze e di sviluppo..

Stanchi ma felici vi auguriamo la buona notte!

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Diario di viaggio, un mosaico di incontri

6 maggio 2012

di  Valeria Lonati e Stefania Paradisi

Ed eccoci rientrare da una nuova intensa giornata ricca di incontri utili alla compresione del territorio destinatario dei progetti di sviluppo e di assistenza umanitaria di cui si occuperanno gli studenti del Master in International Cooperation di quest’anno.

Il primo incontro si e’ svolto alla Palestine University di Betlemme alla presenza del vice rettore Prof. Sami Basha e di alcuni studenti di tale Universita’. In questa occasione si sono approfondite le tematiche legate all’educazione superiore dei giovani palestinesi ed alle loro prospettive per il futuro. Allo stesso tempo questo incontro e’ stato un importante momento di scambio di idee, punti vista ed esperienze diverse tra giovani della stessa eta’.

La seconda parte della giornata e’ stata dedicata invece al tema dei rifugiati e del particolare status di rifugiati palestinesi con la visita al campo ONU, Aida Refugee Camp. Dopo una visita guidata al campo, abbiamo pranzato presso un’associazione di donne che offre ospitalita’ a coloro che visitano il campo e che utilizzano i proventi della loro attivita’ per sostenere famiglie del campo con bambini disabili.

La disabilita’ e’ stata anche oggetto del nostro terzo incontro con Hamdan Jewe’i, fondatore di Lighting Candles e consulente di organizzazioni internazionali presenti in Palestina su temi legati alla protezione dei diritti umani.

Il mosaico di incontri utili alla comprensione di questo contesto si e’ cosi’ concluso e gli studenti sono ora pronti per affrontare le due giornate con Oxfam di lavoro sul campo e di raccolta dati utili ai loro progetti. Domani ci aspetta intanto una giornata a Gerusalemme…

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Diario di viaggio, un incontro con OCHA

5 maggio 2012

di Valeria Lonati

Oggi abbiamo dedicato due incontri a Gerusalemme Est. Stamattina siamo stati ospiti di OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs Occupied Palestinian Territories- Nazioni Unite), dove abbiamo ricevuto un interessantissimo briefing sulle attivita’ dell’ufficio ONU nel campo dell’assistenza umanitaria alle popolazioni della West Bank e di Gaza. La funzionaria ONU si e’ in particolare soffermata su: displacement, insecurity, freedom of movement, house demolition, education, health. Dopo quindi aver approfondito questi temi di particolare importanza per gli operatori umanitari ed avere compreso il lavoro di un’organizzazione internazionale sul campo, abbiamo fatto un tour organizzato da ICAHD (Israeli Commitee Against House Demolition) nella parte est di Gerusalemme. Questo tour ci ha dato l’opportunita’ di vedere con i nostri occhi alcune delle problematiche illustrate da OCHA. Si chiude dunque un’altra intensa giornata di conoscenza della realta’ locale.

Ora ci aspetta una cena a base di hummus e felafel che ci ricarica per la giornata di domani, ricca di nuove emozioni, questa volta con la popolazione locale!

Per approfondire:

http://www.ochaopt.org/

http://www.icahd.org/

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Diario di viaggio, il secondo giorno nei Territori Palestinesi

4 maggio 2012

di Andrea Castorina

Questo secondo giorno nei Territori Palestinesi Occupati volge al termine..è stata una lunga giornata, densa di impegni e costellata di forti emozioni..partiti da Betlemme di buon mattino, abbiamo raggiunto il museo Yad Vashem di Gerusalemme, dedicato all’Olocausto.

Prima di entrare al museo, abbiamo potuto approfittare della cortese disponibilità della nostra guida, con la quale abbiamo avuto un momento di confronto.

Pur non condividendo, personalmente, il punto di vista dalla stessa espresso con riferimento alla politica israeliana in relazione al tormentato rapporto con il popolo palestinese, credo di poter parlare a nome di tutti nel riconoscere l’utilità formativa del momento, che ci ha dato la preziosa possibilità di comprendere gli stati d’animo, le certezze e le paure dell’israeliano medio. Con riferimento alla visita al museo, ciò che vi è contenuto rappresenta un’impressionante testimonianza dell’orrore perpetrato dalla stupidità e dall’ignoranza umana e consiglierei a chiunque di visitarlo e soprattutto di “sentirlo”.

Verso ora di pranzo abbiamo raggiunto un altro luogo pregno di significato, un altro museo (all’aperto) della stupidità umana: Hebron.

Passeggiare, scortati dallo staff del TIPH, per le strade della città dei Patriarchi ha suscitato

in me un tumulto di emozioni: dalla rabbia dei check point all’angoscia delle strade fantasma, dall’incredulità nel vedere coloni armati di mitra andare a fare compere al piacevole senso di smarrimento nell’immergersi nel “colorito” mercato palestinese, dall’angoscia (ancora una volta, ma non trovo altri termini) del camminare sotto un cielo “reticolato” (reti predisposte per evitare che i coloni continuino a gettare, dall’alto, sassi sulle teste dei palestinesi) alla gioia nel vedere i sorrisi dei bambini palestinesi che usano tutta la loro inventiva per cercare di venderti i loro braccialetti o, semplicemente, per sentirsi considerati e rispettati.

La giornata si è conclusa come meglio non poteva: dopo cena, un gruppo di ragazzi palestinesi, vecchi amici di Francesco, sono venuti a prenderci in hotel per portarci a visitare Beit Jala, piccolo e vivace centro alle porte di Betlemme.

Si e passeggiato, si è bevuta una birra insieme e si è piacevolmente conversato, si è fraternizzato.

Mai vista in vita mia gente più disponibile ed amichevole..Ormai la notte incombe e ci si va a riposare e ricaricare per un nuova lunga ed impegnativa giornata, ma ciò che posso assicurare a tutti coloro che seguono da lontano questa nostra avventura è “nulla di banale in questa terra..”

 

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Study Tour 2012, i nostri studenti in partenza

2 maggio 2012

Oggi vi proponiamo l’intervista ad Alessandra Procopio, studentessa del Master ISPI in International Cooperation.

Alessandra partecipa allo Study Tour nei Territori Palestinesi, abbiamo pensato dunque di chiederle le sue impressioni e le sue aspettative per questa tappa così importante del programma del Master.

Gli studenti del Master in International Cooperation saranno impegnati sul campo nei Territori Palestinese dal 2 al 9 maggio per un’esperienza che permetterà loro di vedere da vicino la realtà quotidiana  di una zona così complessa come quella dei Territori Palestinesi.

Durante questi giorni avranno dunque la possibilità di incontrare funzionari della Organizzazioni Internazionali e cooperanti delle ong attive nei territori per poter visionare il loro lavoro e imparare insieme a loro a come strutturare un progetto di cooperazione.

Sul nostro blog seguiremo le tappe del loro viaggio e il loro lavoro sul campo.

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Cooperazione Internazionale a Gerusalemme e nei Teritori Palestinesi

30 aprile 2012

Martedì 1 Maggio gli studenti del Master in International Cooperation di ISPI partiranno per il tradizionale study tour, che anche quest’anno ha come meta i Territori Palestinesi.

Avvicinandoci alla data della partenza torniamo quindi a parlare di Cooperazione Internazionale e di Territori Palestinesi.
Lo facciamo con Daniele Natale, cooperante ed ex studente del Master in International Cooperation.
Daniele è entrato direttamente a contatto per la prima volta con la realtà dei paesi in via di sviluppo durante un viaggio in India, dove ha scoperto e maturato la passione per il mondo della cooperazione internazionale.
Nel subcontinente indiano Daniele ha capito quanto una buona formazione ed una grande professionalità siano necessarie ad operare in contesti difficili nel modo più proficuo ed efficace possibile. Per questo motivo ha scelto di frequentare il Master ISPI in International Cooperation.
Alla fine del Master Daniele è partito per i Territori Palestinesi per uno stage presso un campo profughi.
L’esperienza sul campo di Daniele è interessante per chi si avvicina a questo mondo, soprattutto perché racconta di un lato solitamente messo in secondo piano quando si parla di cooperanti in missione: gli affetti.

Oggi Daniele è pronto a tornare a Gerusalemme con COOPI.

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PROVE SCRITTE CONCORSO DIPLOMATICO: 16, 17, 18, 19 e 20 luglio 2012

26 aprile 2012

Sono state rese note dal Ministero degli Affari Esteri le date delle prove scritte del Concorso Diplomatico 2012, che si terranno a Roma presso l’Ergife Palace Hotel, Via Aurelia 617/619.

Gli iscritti al Bando di concorso che hanno superato con successo le prove attitudinali dovranno affrontare la fase scritta della selezione nelle seguenti date:

-  16 luglio 2012: Politica economica e cooperazione economica, commerciale e finanziaria multilaterale
-  17 luglio 2012: Diritto internazionale pubblico e dell’Unione Europea
-  18 luglio 2012: lingua inglese
-  19 luglio 2012: Storia delle relazioni internazionali a partire dal congresso di Vienna
-  20 luglio 2012: seconda lingua straniera scelta dal candidato

I candidati avranno a disposizione 5 ore di tempo per le prove di economia, diritto e storia e 3 ore per le prove di lingue.

Anche gli studenti del Master ISPI in Diplomacy, dopo un anno di lezione e di studio, parteciperanno a questa fase della selezione dei 35 segretari di legazione in prova.
I nostri studenti svolgono, oltre alle lezioni di teoria, diverse simulazioni d’esame preparate dai docenti ISPI su modello delle prove scritte del Concorso Diplomatico. L’alto livello delle competenze dei partecipanti al Concorso Diplomatico rendono infatti necessaria un’ottima preparazione.

L’elenco degli ammessi alle prove scritte sarà pubblicato sul sito del Ministero degli Affari Esteri non appena disponibile, comunque prima del 22 Giugno 2012.

Un grande in bocca al lupo a tutti i partecipanti al Bando 2012 del Concorso Diplomatico, ed in particolare agli studenti del Master ISPI!

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La cooperazione internazionale e i Territori Palestinesi

24 aprile 2012

Per la videointervista di oggi abbiamo incontrato Francesco Tropea, cooperante ed ex studente ISPI.

Francesco ha frequentato un Master ISPI dopo un percorso di studi orientato alle carriere internazionali presso l’Università Orientale di Napoli, e proprio in quel mondo ha intrapreso la sua strada professionale, nello specifico occupandosi di cooperazione internazionale.

Dopo una prima esperienza in Sri Lanka grazie al Servizio Civile all’estero (per conoscere altre esperienze sul Servizio Civile all’estero clicca qui e qui), Francesco è partito per i Territori Palestinesi, meta del prossimo Study Tour del Master ISPI in International Cooperation.
Nei Territori Palestinesi Francesco si è occupato di gestione, monitoraggio e valutazione di progetti di Ong italiane, sia nella West Bank che nella Striscia di Gaza, presso l’UTL (Unità Tecnica Locale) del Ministero degli Affari Esteri a Gerusalemme.
L’esperienza di Francesco Tropea nei Territori Palestinesi è stata forte sia dal punto di vista professionale che da quello umano, poiché è stato a stretto contatto con la popolazione della Striscia di Gaza durante un operazione militare.
Proprio il difficile contesto di conflitto nei Territori Palestinesi ha portato i responsabili del Master in International Cooperation ad organizzare lo Study Tour 2012 in quella zona, dove la presenza della cooperazione internazionale diventa vitale per la popolazione locale.

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STUDY TOUR TERRITORI PALESTINESI 2012

20 aprile 2012

Tra pochi giorni gli studenti del Master in International Cooperation partiranno per il tradizionale study tour, vera e propria missione sul campo per i giovani cooperanti formati da ISPI.

Come ci racconta nella videointervista la Dott.ssa Stefania Paradisi, responsabile dell’Ufficio Master di ISPI, l’idea di concludere l’anno accademico con un’esperienza pratica altamente formativa come lo study tour è nata nel 2008, con la prima esperienza in Kosovo.
Dal 2009/2010 la meta degli study tour ISPI sono stati invece i Territori Palestinesi, destinazione di particolare interesse per il mondo della cooperazione: la situazione israelo-palestinese rappresenta infatti una delle crisi più complesse del panorama internazionale, dove conflitti armati, povertà e violazione dei diritti umani si fondono in un’emergenza ormai cronica.

Anche quest’anno lo study tour del Master in Cooperation si svolgerà nei Territori Palestinesi.
I nostri studenti  che partiranno a maggio per intraprendere un’esperienza sul campo della durata di una settimana, conosceranno la realtà dei Territori incontrando la popolazione locale, i rappresentanti delle organizzazioni non governative e di quelle internazionali (come UNRWA, agenzia ONU che si occupa dei rifugiati palestinesi).
Un’opportunità unica per osservare da vicino come operano cooperanti e operatori delle agenzie internazionali, nel loro lavoro quotidiano di supporto ai progetti di cooperazione.

L’esperienza dello study tour non si conclude con il solo viaggio, ma prosegue con la fase di progettazione e implementazione sul campo di progetti di cooperazione preparati dagli studenti.
Al rientro dal viaggio infatti, gli studenti si occuperanno di redigere un progetto completo, con la supervisione dei coordinatori del Master e la collaborazione della ONG partner, OXFAM Italia.
I  progetti verranno poi sottoposti al vaglio di una commissione, formata dai coordinatori del Master e da professionisti esterni, che ne valuterà la sostenibilità e l’efficacia.
Tale valutazione verrà effettuata in una simulazione di partecipazione ad un bando di concorso (Executive Meeting) nel quale gli studenti dovranno definitivamente dimostrare di padroneggiare con competenza le nozioni apprese in aula.

La principale caratteristica degli study tour ISPI è che il progetto finale redatto dagli studenti non rimarrà solo una simulazione accademica: i migliori studenti avranno la possibilità di tornare nei Territori Palestinesi per partecipare, attraverso uno stage, all’implementazione sul campo del progetto che hanno redatto.
Si tratta di una opportunità davvero unica.
Per chi voglia intraprendere infatti una carriera internazionale legata alla cooperazione è fondamentale poter sperimentare le proprie conoscenze con un lavoro diretto, a stretto contatto con la realtà culturale, sociale e politica nella quale si vuole operare come cooperanti.

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Conflict analysis, Mediation e Negotiation nella Cooperazione Internazionale

17 aprile 2012

La capacità di analizzare e gestire i conflitti, siano essi scontri tra gruppi e organizzazioni o semplicemente contrasti interpersonali,  è una caratteristica fondamentale per chi opera nella cooperazione internazionale.

Per questo motivo il Professor Giovanni Scotto, docente di “Sociologia dei processi culturali” presso l’Università degli Studi di Firenze, di “International Conflicts Transformation” presso la Syracuse University e collaboratore di ISPI, ha incontrato gli studenti del Master ISPI in International Cooperation per dodici lezioni incentrate sull’analisi dei conflitti, sulla mediazione e sulla negoziazione.

Giovanni Scotto ha maturato una vasta esperienza internazionale nell’analisi e nella gestione dei conflitti: dopo la laurea all’Università Orientale di Napoli ha lavorato per diversi anni presso il centro di ricerca Berghof di Berlino studiando ed analizzando i conflitti etno-politici nati dalla dissoluzione dell’URSS e della Yugoslavia, lavorando in particolare ad un progetto di ricostruzione post-bellico a Mostar, in Bosnia Erzegovina, e in Kosovo.

Secondo Giovanni Scotto le competenze per gestire con consapevolezza le difficoltà comunicative e i contrasti interpersonali e la capacità di mediare, gestire e risolvere in modo progressivo e creativo i conflitti sono essenziali sul posto di lavoro, in particolar modo quando si opera in realtà difficili, come spesso capita a chi lavora nel mondo della cooperazione internazionale.

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OPEN DAY MASTER IN DIPLOMACY

12 aprile 2012

Il 13 Aprile 2012 ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) torna ad aprire le porte di Palazzo Clerici per presentare la quattordicesima edizione del Master in Diplomacy.

Il Master in Diplomacy di ISPI (realizzato d’intesa con l’Istituto Diplomatico “Mario Toscano”) è rivolto a coloro che desiderano intraprendere la Carriera Diplomatica, cui si accede attraverso concorso indetto dal Ministero degli Affari Esteri.
Gli studenti del Master affronteranno, con l’ausilio di docenti universitari, tutte le materie valutate in sede di concorso: Diritto internazionale pubblico e dell’Unione Europea, Politica economica e cooperazione economica commerciale e finanziaria multilaterale, Storia delle Relazioni Internazionali, lingua inglese ed una lingua a scelta tra francese, spagnolo e tedesco.
ISPI, per supportare gli studenti nella preparazione di un esame altamente competitivo come il Concorso Diplomatico, propone, durante lo svolgimento del Master,  diverse simulazioni d’esame riguardanti sia le prove attitudinali sia gli esami scritti.

L’Open Day del Master in Diplomacy si terrà venerdì 13 Aprile, a partire dalle ore 16, presso Palazzo Clerici (Via Clerici 5 – Milano).
In questa occasione i responsabili della formazione presenteranno i contenuti dei programmi, gli sbocchi professionali, le modalità didattiche e le caratteristiche del concorso diplomatico.

Vi aspettiamo!

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